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I disclaimer nelle email non servono

Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2026

L'unico valore dei disclaimer è rendere illeggibili le conversazioni via email. Qui spieghiamo perché sono inutili, e anche un po' dannosi.

Disclaimer (in alto, dove ha senso): questa pagina spiega come stanno le cose, ma non è un parere legale. Ogni affermazione ha la sua fonte, elencata in fondo: puoi verificarle una per una.

Perché ce l'hanno tutti

"Ma ce l'hanno tutti" è la prima obiezione, ed è vera: il disclaimer in calce è ovunque, dagli studi professionali alle multinazionali. Solo che non si è diffuso perché funziona.

Cosa c'è di solito in un disclaimer

Le formule si somigliano tutte. Il messaggio è riservato e destinato solo a chi è in indirizzo. Chi lo riceve per errore deve avvisare il mittente e cancellarlo, ed è diffidato dal leggerlo, copiarlo o diffonderlo. Segue un richiamo al Codice privacy o al GDPR e spesso una frase che esclude ogni responsabilità per virus negli allegati. A volte sono dieci righe, a volte in due lingue.

Perché non funzionano

  1. Un obbligo non nasce da una frase scritta da una parte sola. Chi riceve un'email non ha firmato nessun accordo di riservatezza: il disclaimer gli chiede qualcosa, ma non lo vincola. Nell'Unione europea, poi, le clausole non negoziate e squilibrate imposte a un consumatore non hanno effetto (direttiva 93/13/CEE).
  2. Arriva quando è troppo tardi. Sta in fondo al messaggio: chi lo legge ha già letto tutto il resto.
  3. La legge si applica lo stesso, con o senza avviso. L'art. 616 del codice penale tutela anche la corrispondenza informatica e telematica. Chi riceve per errore un'email non commette reato leggendola, perché l'errore è del mittente. Può commetterlo chi ne rivela il contenuto senza giusta causa, se ne deriva un danno. Ricordarlo in calce non aggiunge nulla: la legge si presume conosciuta.
  4. Nessuna norma lo impone. Né il Codice privacy (d.lgs. 196/2003) né il GDPR chiedono un avviso in calce alle email. L'informativa sul trattamento dei dati (art. 13 GDPR) va data, ma non serve ripeterla in ogni messaggio.
  5. Nei tribunali non ha fatto la differenza. Nel 2011 l'Economist riportava che, secondo avvocati ed esperti, negli Stati Uniti nessuna causa si era mai decisa sulla presenza o sull'assenza di un disclaimer. In Scozia, nel caso Baillie Estates contro Du Pont, un tribunale ha ritenuto concluso un contratto via email nonostante il disclaimer standard in calce.

E in più fanno danni

Cosa serve davvero

Se un contenuto è davvero riservato, lo protegge la tecnica, non una formula: un messaggio cifrato, un documento condiviso con accesso controllato, un controllo dei destinatari prima di premere Invia.

Se hai ricevuto una nostra email per errore

Avvisaci rispondendo al messaggio o scrivendo a hello@cloudfactory.it, poi cancellala. Te lo chiediamo per cortesia, non perché lo dice una riga in fondo.

Domande frequenti

Il disclaimer nelle email è obbligatorio?

No. Nessuna norma italiana o europea impone di inserirlo. Per le società sono obbligatori invece i dati indicati dall'art. 2250 del codice civile: sede, registro delle imprese e numero di iscrizione, e per S.p.A. e S.r.l. il capitale versato.

Il GDPR chiede di mettere un'informativa in ogni email?

No. L'art. 13 del GDPR chiede di informare la persona quando si raccolgono i suoi dati. Un link all'informativa privacy nella firma è il modo più semplice per tenerla sempre a disposizione.

Se ricevo un'email per errore posso leggerla?

Leggerla non è reato, perché l'errore è di chi l'ha inviata. Rivelarne il contenuto senza giusta causa può esserlo, se ne deriva un danno (art. 616 del codice penale). Vale con o senza disclaimer. La cosa corretta è avvisare il mittente e cancellare il messaggio.

Il disclaimer protegge il mittente da errori o allegati infetti?

No. La responsabilità dipende da come si sono comportate le persone coinvolte e dalle misure di sicurezza adottate, non da una frase che la declina in anticipo.

Un disclaimer impedisce che un'email valga come accordo?

Non necessariamente. Conta il contenuto dello scambio: nel caso scozzese Baillie Estates contro Du Pont il tribunale ha ritenuto concluso un contratto nonostante il disclaimer in calce.

Se non servono, perché sono così diffusi?

Per imitazione, come spieghiamo all'inizio della pagina. Nel 2015 il deputato britannico Alan Duncan ha anche presentato un disegno di legge per vietare le avvertenze lunghe, che non è diventato legge.

Fonti

  1. I disclaimer legali dentro le email non servono a niente, Il Post, 15 luglio 2019
  2. Valentina Frediani, Quei disclaimer intimidatori nell'email, Punto Informatico, 21 luglio 2005
  3. Spare us the e-mail yada-yada, The Economist, 9 aprile 2011
  4. Codice penale, art. 616 (violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza)
  5. Codice civile, art. 2250 (indicazioni negli atti e nella corrispondenza)
  6. Regolamento (UE) 2016/679, art. 13 (informazioni da fornire all'interessato)
  7. Direttiva 93/13/CEE sulle clausole abusive nei contratti con i consumatori
  8. E-mail Disclaimers, Society for Computers and Law, 21 luglio 2010 (parere per Litig)
  9. MP begs for bill banning email disclaimers, The Register, 8 gennaio 2015, e la scheda del disegno di legge sul sito del Parlamento britannico
  10. Email disclaimer, Wikipedia (caso Baillie Estates contro Du Pont)
  11. Jeffrey Goldberg, Stupid email disclaimers, una raccolta di esempi
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